Acquisto di opere d’arte: qualche vantaggio fiscale?

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Acquisto di opere d'arte

Nel precedente contributo è stata presentata una panoramica del trattamento fiscale applicato alle opere d’arte, ed è stato anche evidenziato come, nonostante il 2019 non abbia consuntivato variazioni relative così positive rispetto al 2018, il mercato rappresenti comunque valori apprezzabili.

Il periodo post COVID che stiamo ora vivendo non ha sicuramente distrutto le nostre opere, i nostri musei le nostre collezioni: ha temporaneamente chiuso o limitato l’accesso ai luoghi d’arte non all’aperto per evitare, per la sicurezza dei singoli e di tutti, inutili pericoli di contagio. Diversamente da quanto accade quando eventi catastrofici o bellici si presentano, è ancora tutto a nostra disposizione fruibile e vero. Ed allora non abbiamo che da approfittarne sapendoci porre le giuste domande nei giusti tempi. L’uomo e l’humanitas sono la reale risorsa del genere umano; la tecnologia è uno strumento a nostra disposizione, che rappresenta i miglioramenti del progresso, che ci consente di vivere meglio, ma che alla fine è fine a se stessa. Non credo che l’uomo debba disumanizzarsi facendosi fagocitare all’interno del progresso stesso.

La tecnologia, però ci consente, nonostante la chiusura forzata, e per quanto possibile, di partecipare ai programmi delle istituzioni museali e delle gallerie d’arte, sfruttando le tecnologie digitali, soprattutto piattaforme web e social network.

Per i privati che vogliano dedicarsi al collezionismo, è ormai qualche anno che sono state introdotte normative, che prevedono anche alcuni vantaggi fiscali, per incentivare e agevolare l’acquisto di opere d’arte, anche da parte di società e imprese che intendano migliorare l’immagine aziendale o promuoversi attraverso la diffusione del patrimonio culturale.

Un’interessante agevolazione è quella che denominata ART BONUS (D.L. 83/2014), un credito d’imposta nella misura del 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa, per il sostegno della cultura e dello spettacolo, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, al fine di sostenere e potenziare il mecenatismo, in sintonia con quanto previsto dall’articolo 9 della carta Costituzionale.

Per poterne usufruire le erogazioni liberali devono essere effettuate esclusivamente in denaro e devono essere indirizzate al finanziamento di alcune attività:
• interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;
• sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica;
• sostegno delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione, delle istituzioni concertistico-orchestrali, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione;
• realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti, di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo.

Il credito d’imposta è riconosciuto qualora le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici siano destinate ai soggetti concessionari o affidatari dei beni oggetto di tali interventi.

L’Art-bonus trova applicazione anche per le erogazioni liberali effettuate a favore del Ministero per i beni e le attività culturali per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali di interesse religioso, anche appartenenti a enti e istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose, presenti nei Comuni del Centro Italia colpiti dal terremoto del 2016.

Il credito d’imposta spettante sulle erogazioni liberali così elargite è ripartito in tre quote annuali di pari importo:
• per le persone fisiche e gli enti non commerciali, nei limiti del 15% del reddito imponibile;
• per i soggetti titolari di reddito d’impresa, nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui,
condizionatamente al fatto che i versamenti siano esclusivamente bancari o postali o con altri strumenti tracciabili (carta di credito, carta di debito carta prepagata, assegni bancari e circolari) con esclusione dei contanti.

I titolari di reddito di impresa, invece, utilizzano l’Art-bonus in compensazione, a scomputo dei versamenti dovuti e da effettuare mediante il modello di pagamento F24, nei limiti di un terzo della quota maturata, a partire dal primo giorno del periodo di imposta successivo a quello di effettuazione delle erogazioni liberali.

Un altro vantaggio fiscale per i privati è rappresentato dalla non imponibilità della plusvalenza derivante dalla compravendita di opere d’arte, sovente controllata con particolare attenzione, talvolta persecutoria, da parte del nostro Fisco.

Le imprese che acquistano opere d’arte possono risparmiare l’IVA, quando l’opera contribuisce a migliorare l’immagine aziendale (collocata in uffici e stanze di rappresentanza o utilizzata a scopo pubblicitario). Le stesse regole previste per le imprese valgono anche per i professionisti.

Un altro interessante vantaggio fiscale è rivolto ai professionisti i quali hanno la possibilità di contabilizzare l’acquisto delle opere d’arte come costo annuo fino all’1% del proprio fatturato. In questo modo chi acquista opere d’arte entro tale valore, può risparmiare la propria aliquota marginale d’imposta, con una riduzione del costo di acquisto. (art 54 tuir)

Strettamente collegato all’aspetto impositivo è l’aspetto che riguarda la circolazione delle opere d’arte. Le opere con meno di 50 anni o realizzate da autori viventi non necessitano di autorizzazione per l’esportazione. Al momento della compravendita è utile munirsi di un valido titolo giuridico, e prima di acquistare, è altrettanto consigliabile fare sempre eseguire una perizia e una valutazione dell’opera, per certificarne la provenienza e l’autenticità. Il certificato di autenticità e la dichiarazione di provenienza dell’opera sono documenti importanti, che vanno custoditi con la dovuta cura.

Di recente è stata modificata la risalente normativa sulla circolazione internazionale delle opere d’arte. La soglia temporale oltre la quale le opere in possesso di privati possono essere dichiarate patrimonio culturale da parte del Ministero dei Beni Culturali, è fissata a 70 anni dalla data di realizzazione, e si applica nell’ipotesi di artista defunto. Queste disposizioni avvicinano un po’ di più l’Italia alla normativa europea, che prevede invece la libera circolazione di opere d’arte dopo anche 100 anni dalla creazione. Il ministero tuttavia mantiene la possibilità di vincolare a 50 anni le opere ritenute di eccezionale interesse culturale per il patrimonio italiano.

Opere d'arte

Per esportare un’opera d’arte creata da oltre 70 anni da un artista non più vivente, è necessaria l’autorizzazione di uno dei 19 Uffici Esportazione, che valuta se l’opera rivesta un interesse culturale (come stabilito dal Codice dei Beni Culturali) e concede o nega il nulla osta entro 40 giorni. In questo modo viene tutelata la preservazione del patrimonio artistico – culturale italiano.

Per agevolare l’uscita e il rientro delle opere dal territorio nazionale è previsto un “passaporto” della durata di 5 anni. Questo, assieme al registro informatico, favorisce la libera circolazione all’estero delle opere non vincolate.

In Italia, la soglia di valore al di sotto del quale le opere possono circolare liberamente, anche dopo i 70 anni, è fissata a 13.500 euro. Al di sopra di tale valore è necessaria la licenza di esportazione per portare le opere fuori dal territorio nazionale. Gli Uffici Esportazione e la Soprintendenza dovranno saper valutare la congruità del valore dichiarato delle opere in uscita dal Paese.

In caso di autocertificazione per l’esportazione di un’opera, può intervenire l’apposito Ufficio Esportazione e vietarne l’uscita dal paese, dichiarandone l’interesse culturale, anche al di sotto del limite dei 70 anni, entro il termine di 60 giorni dalla presentazione della certificazione.

La soglia dei 13.500 euro è la più bassa in Europa, avendo il Ministero introdotto una soglia unica per le varie categorie di beni. Negli altri paesi le soglie sono di gran lunga più elevate: in Francia è 150.000 euro per i dipinti, in Germania è 300.000 euro, in Inghilterra 180.000 sterline.

In Italia è vigente la norma dell’acquisto coattivo e preventivo: lo Stato, se nega l’esportazione, in via alternativa può acquistare l’opera al prezzo di mercato o vietarne l’esportazione in via definitiva. Questa procedura può, in alcuni casi, creare un danno per i venditori. In altri Paesi, qualora lo Stato non dovesse acquistare l’opera entro 30 mesi, è obbligato a concedere il permesso per l’esportazione evitando così un’ingiusta penalizzazione.

Da quanto esposto appare abbastanza chiaro che la normativa fiscale italiana favorisca maggiormente il collezionista privato “statico”, piuttosto che gli interessi degli operatori del mercato dell’arte (gallerie, case d’asta, antiquari…) non favorendo lo sviluppo del settore. Ricordo che la vendita di opere d’arte da parte delle gallerie è soggetta all’Iva del 22%, la quota massima applicata in Europa. Se la vendita è realizzata dall’autore o dai suoi eredi, l’opera è soggetta ad aliquota Iva del 10%. Anche l’importazione da paesi extracomunitari è soggetta a Iva del 10%, oltre ai dazi doganali.

Da questo scenario emerge un mercato dell’arte penalizzato dalle imposte, mentre viene favorito il possesso “statico” da parte dei privati.

Con altri interventi indagheremo ulteriori aspetti fiscali del settore.