“121 Blue Souls”: a Torino, tutti pazzi per i jeans

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Dopo la pandemia, Torino è ripartita. In digitale, con gli eventi in presenza (seguendo e rispettando le misure di sicurezza) e con quelli ibridi. Il mondo della cultura e degli eventi non si è fermato, ma anzi, in molti casi ha saputo reinventarsi, proponendo così al pubblico format innovativi e curiosi, molti dei quali erano stati programmati prima di quel marzo 2020.

Tra questi, anche “121 Blue Souls”, l’evento diffuso che, il 19 settembre, colorerà di blu jeans Torino. Blu chiaro, scuro, sbiadito, in tutte le sue tonalità: la città indosserà così quel capo di abbigliamento inventato dal sarto Jacob Davis nel 1871, per essere poi brevettato da Levi Strauss il 20 maggio 1873

L’idea di questo evento nasce da Severina, un’artigiana 52enne che fin da ragazza collezionava denim, e li abbinava ad abiti e gioielli creati da lei stessa a mano. Da sempre appassionata di arte, dieci anni fa, dopo aver conosciuto il marito Ernesto, pittore, si è trovata nel bel mezzo di un trasloco. Tra scatoloni e roba da imballare, dovendo scegliere di cosa liberarsi, non ha avuto alcun dubbio: non voleva separarsi dai suoi denim, ma la nuova casa, più piccola della precedente, la costringeva a “liberarsi dal superfluo”. “Pur di non rinunciare ai miei vecchi jeans, -racconta- ho deciso di trasformarli in opere d’arte e complementi d’arredo, tra cui sgabelli, tappeti e portafiori. Tutti questi oggetti hanno riscosso grande successo tra i nostri amici, per cui avevamo pensato ad una mostra.”

Sfortuna ha voluto il lockdown ne impedisse l’inaugurazione a giugno, ma Severina, che crede nel potere dell’arte come forma educativa e di comunicazione, a maggio, quando si è in parte tornati alla vita normale, ha deciso di usare i jeans per contribuire in qualche modo alla ripresa degli esercenti del quartiere.

“Così è nata l’idea di assemblare i denim a materiale di scarto prodotto dai negozi: dai barattoli di latta alle cassette di plastica, dai giocattoli rotti ai pezzi di legno. È stata una scommessa, e ho pensato di dare un altro taglio alla mia mostra: renderla itinerante, per poter permettere a mio marito ed io di esporre le nostre opere, e agli esercenti di godere di una nuova visibilità, attirando un nuovo target di pubblico. Ma cosa ancora più importante, di aiutare l’ambiente, regalandogli meno rifiuti e dandogli, forse, un po’ di tregua”.

Per produrre un paio di jeans, spiega l’artista, serve infatti molta acqua, per non parlare dell’elevata quantità di CO2 che viene emessa dalle industrie tessili.

I negozianti si sono dimostrati fin da subito collaborativi, accogliendo con grande entusiasmo l’iniziativa. Nella giornata di sabato, dalle 10 alle 20, sarà quindi possibile passeggiare per strada e perdersi nelle vetrine allestite a tema, partecipare a workshop dedicati e assistere a spettacoli di danza, in cui i ballerini saranno curiosamente vestiti in jeans.

Si tratta di un vero e proprio viaggio tra cartoline in bianco e nero, tessuti sbiaditi, insegne e vecchie bambole. Scarti abbandonati, collage, sovrapposizioni, creatività e accostamenti all’apparenza improbabili: un nuovo mondo di raccontare storie, fantasie, possibilità, grazie alla versatilità del denim.

“Vedremo come andrà questa prima edizione, ma non escludiamo di proseguire con una seconda, perché no, in giro per il Piemonte, se non addirittura per l’Italia”, conclude Severina, sottolineando come l’arte possa mettersi a disposizione del pianeta, contribuendo a farlo diventare un po’ più pulito.

Per maggiori informazioni sull’evento, cliccare QUI.